18.5.2008
Alan Sorrenti ha attraversato gli ultimi 30 della musica italiana. L’essenza di questi 3 decenni viene riproposta in un concerto caratterizzato dalla contaminazione dell’elettronica con le nuove tendenze musicali e le dimensioni unplugged.
Alan Sorrenti copre un ruolo fondamentale nella storia della musica italiana, in qualità di cantante e autore dallo stile unico e inconfondibile, che si è sempre rinnovato nel corso del tempo, interpretando e spesso anticipando il gusto e le tendenze delle nuove generazioni.
Nato a Napoli da padre partenopeo e madre gallese, una combinazione che fa di lui un cantante non tipicamente italiano, Alan cresce con il “progressive rock” inglese degli inizi anni ’70, che finirà per caratterizzare le sue prime produzioni.
Debutta con l’album”Aria”(EMI 1972) che ottiene il premio della critica discografica come miglior album dell’anno e che si avvale della preziosa collaborazione di Jean Luc Ponty, violinista francese famoso per aver introdotto nel jazz l’uso del violino elettrico e per la sua collaborazione con Frank Zappa ed Elton John.
Il singolo “Vorrei incontrarti” tratto da questo album finisce per diventare una delle canzoni simbolo della generazione ribelle post ’68.
Il suo secondo album”Come un vecchio incensiere all’alba di un villaggio deserto”(EMI 1973), registrato e prodotto a Londra, ospita musicisti inglesi appartenenti a gruppi significativi della scena progressive inglese, come i Van der Graf Generator, riflettendo una chiara contaminazione con le vibrazioni psichedeliche dei Pink Floyd.
Nel suo terzo album”Alan Sorrenti”(EMI 1974), l’artista ripropone in una chiave assolutamente originale e dissacratoria il classico napoletano ”Dicitencello Vuje” che entra nelle Top 10 italiane.
Un anno dopo Alan di ritorno da un viaggio in Africa che gli rivela la forza comunicativa del ritmo, decide di volare oltreoceano in California per dare alla sua musica un volto nuovo.
A San Francisco incontra una band locale di “fusion” con cui realizza il suo quarto album ”Sienteme it’s time to land”(EMI 1976), totalmente in inglese eccetto per “Sienteme” un brano da lui scritto in napoletano e si stabilisce a Los Angeles dove risiederà per 5 anni.
Qui incontra musicisti della West Coast tra cui il chitarrista Jay Graydon, allora produttore di Al Jarreau, con il quale Alan Sorrenti produrrà canzoni di grande successo come “Figli delle Stelle” che segna l’inizio della dance italiana e che è tratto dall’album omonimo “Figli delle Stelle” (EMI 1977), ”Tu sei l’unica donna per me” tratto dall’album”L.A.&N.Y” (EMI 1979) che vince Il Festivalbar ed entra nelle classifiche di tutta Europa e “Non so che darei” dalla’album ”Di Notte” (EMI 1980) con cui l’artista va a rappresentare l’Italia all’Eurovision Festival.
Ma il singolo successivo ”La strada brucia” dal cd album”Angeli di strada” (RICORDI 1982) esprime a sorpresa il rifiuto dell’artista ad essere confinato entro certi modelli di mercato e segna l’inizio di un nuovo percorso di carattere spirituale e una rinascita artistica che si materializzerà nel mistico “Non si nasce mai una volta sola” del cd album “Bonno Soku Bodai”(WEA 1986) e nella sua successiva conversione al “Vero Buddismo di Nichiren Daishonin “.
Qualche anno più tardi Alan Sorrenti ritorna a Londra dove registra con nuovi arrangiamenti la maggior parte dei suoi brani più famosi in un lavoro dal titolo “Radici” (DSB 1992) ed inizia ad esplorare la nuova scena musicale internazionale incontrando sulla sua strada alcuni componenti dell’attuale gruppo “Planet Funk” con cui realizza 2 nuovi singoli, il primo: “Kyoko mon amour” che viene pubblicato in una raccolta di greatest hits “Miami” (EMI 1996) mentre il secondo “Paradiso Beach” tratto dal recente cd album “Sottacqua” (SONY 2003), riceve un’ottima accoglienza da parte dei network radiofonici balzando all’attenzione delle nuove generazioni.
Sito internet: www.alansorrenti.it
Il grande artista italo gallese Alan Sorrenti ritorna al live dopo 10 anni con un organico diretto da Gigi Liviero ma progettato dal grande PAOLO ANDRIOLO.
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